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Silhouette de canidé noir sur une crête désertique au crépuscule

Anpu Anubi: sciacallo o lupo? L'animale del dio

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Sulle pareti delle tombe egizie compare sempre allo stesso modo: un canide nero disteso sul suo scrigno funerario, oppure un uomo con la testa di canide chino su una mummia. Anpu Anubi non è un dio doppio, è un'unica divinità con due nomi, quello egizio e quello greco. Eppure da due secoli una domanda resiste a tutti gli egittologi: quale animale, esattamente? La risposta è cambiata nel 2015, e non arriva dall'egittologia.

L'essenziale in breve

  • Anpu è il nome egizio, Anubi la sua trascrizione greca: si tratta di una sola e medesima divinità.
  • Dio dei riti funerari, della mummificazione e del passaggio nell'aldilà, venerato per quasi 3.500 anni.
  • Raffigurato come canide nero disteso, oppure come uomo con testa di canide, con un manto di un nero che non ha nulla di naturale.
  • La specie esatta resta dibattuta: il candidato più solido oggi è un lupo, non uno sciacallo.
  • Un secondo dio canide, Upuaut, regnava sulla città che i Greci chiamarono Licopoli, letteralmente la città del lupo.

Anpu o Anubi, qual è il vero nome del dio egizio?

Anpu e Anubi indicano esattamente la stessa divinità: il primo è il nome egizio, il secondo la sua trascrizione greca.

Il nome attestato nei testi egizi è Inpu, traslitterato in Anpu, Anpou o Inpu a seconda delle scuole. Anubi viene dal greco Anoubis, forma adottata dai viaggiatori e dagli studiosi ellenici, poi passata tale e quale al latino e in seguito alle lingue moderne. Quando legge Anpu Anubi, legge quindi il nome egizio seguito dalla sua traduzione greca, nient'altro.

Il suo culto è uno dei più antichi del pantheon. Le prime attestazioni archeologiche risalgono alla I dinastia, attorno al 3200 o 3000 avanti la nostra era. La scrittura fonetica completa del nome compare molto più tardi, verso la VI dinastia, intorno al 2200 avanti la nostra era. Fra queste due date il dio esisteva già, solo che il suo nome si scriveva altrimenti.

L'etimologia, invece, resta oscura. Tre ipotesi reggono:

  • Il Papiro Jumilhac scompone il nome in tre geroglifici, il giunco per il vento, l'onda per l'acqua, la stuoia per il deserto: il dio prenderebbe nome dagli elementi del suo territorio.
  • L'egittologo Terence DuQuesne propose nel 2005 una lettura ben più diretta: Inpu sarebbe un'onomatopea che imita l'ululato del canide. Il dio porterebbe come nome il grido del suo animale.
  • Una derivazione dalle parole egizie che indicano il cucciolo o il cane, l'ipotesi più prosaica e la più antica.

Nessuna di queste piste raccoglie consenso. Questa incertezza sul nome annuncia un'incertezza ben più profonda sull'animale stesso.

Sciacallo, cane o lupo, quale animale si nasconde dietro Anpu Anubi?

Il dio in sé è un canide composito che non corrisponde ad alcuna specie vivente, ma l'animale reale che si aggirava nelle necropoli egizie è oggi classificato come lupo.

È qui che l'argomento diventa appassionante, ed è qui che quasi tutte le trattazioni si fermano a metà strada.

Che cosa dicono gli egittologi

La constatazione più ripetuta nella letteratura scientifica è spiazzante: la combinazione degli elementi morfologici del canide di Anubi non corrisponde ad alcuna specie vivente conosciuta. Il muso è largo e potrebbe appartenere a una decina di canidi diversi. Le orecchie, alte e appuntite, richiamano la volpe. Il corpo asciutto ricorda il levriero. La coda è vicina a quella dello sciacallo, ma nettamente più lunga. Quanto al manto, è di un nero profondo, colore poco comune fra i canidi selvatici.

George Hart, del British Museum, riassume la posizione prudente della disciplina: lo sciacallo è "probabilmente" il prototipo, o più esattamente la quintessenza dei cani del deserto. In altre parole, gli Egizi non hanno copiato una specie, hanno sintetizzato un'idea.

Il nero, da parte sua, non ha nulla di zoologico. È un colore simbolico: quello del limo fertile depositato dalla piena del Nilo, quindi quello della rigenerazione e della rinascita. Un dio funerario nero non è un dio cupo, è un dio della vita che ritorna.

Il ribaltamento zoologico del 2015

Ecco l'informazione che la divulgazione in lingua italiana su questo tema ignora ancora quasi del tutto.

Il canide dorato del Nord Africa, quello che si aggirava davvero attorno alle necropoli egizie e che tutti continuano a chiamare "sciacallo", è stato a lungo classificato come semplice sottospecie dello sciacallo dorato eurasiatico, con il nome Canis aureus lupaster. Questa sinonimia risaliva al catalogo dei mammiferi africani pubblicato dallo zoologo Glover Morrill Allen nel 1939, ed è rimasta il riferimento per oltre settant'anni.

Era sbagliata. Una serie di analisi del DNA mitocondriale e del genoma nucleare, avviate nel 2011 e confermate nel 2015, ha dimostrato che questo animale costituisce una specie a sé stante: Canis lupaster, il lupo dorato africano. Geneticamente è più vicino al lupo grigio e al coyote che allo sciacallo dorato al quale lo si era sempre accostato.

AnimaleNome scientificoPresente nell'Egitto anticoLegame con il dio
Lupo dorato africanoCanis lupasterSì, molto presente nelle zone deserticheCandidato più solido per l'animale reale delle necropoli
Sciacallo dorato eurasiaticoCanis aureusNo, areale distintoAttribuzione tradizionale, oggi contestata
Cane domesticoCanis familiarisSì, mummificato a centinaia di migliaiaIspira il culto di Cinopoli, la città del cane
Volpe di RüppellVulpes rueppelliiSì, nel desertoFornisce probabilmente la forma delle orecchie
Levriero egizioTipo tesemSì, cane da caccia delle éliteFornisce probabilmente il corpo asciutto

La conclusione onesta

Attenzione alla sovrainterpretazione, circola parecchio. Questa scoperta non dimostra che il dio Anubi "sia" un lupo. Il canide divino resta, dal punto di vista degli egittologi, una creatura composita che non si riconduce ad alcuna specie precisa.

Ciò che essa stabilisce è più sottile e, francamente, più interessante: il canide dorato che frequentava davvero i cimiteri del deserto egizio era, in termini tassonomici moderni, un lupo. Gli Egizi che vedevano quelle sagome aggirarsi al crepuscolo fra le tombe osservavano un lupo. Gli avevano semplicemente dato un altro nome.

Se questa figura del canide guardiano le parla, le nostre statuette di lupo riprendono la stessa sagoma di custode, stavolta in registro nordico.

Upuaut, il dio lupo di Licopoli, l'altro canide sacro d'Egitto

L'Egitto venerava un secondo dio canide, Upuaut, la cui città di culto fu chiamata Licopoli dai Greci, letteralmente la città del lupo.

L'Egitto non aveva un dio canide. Ne aveva due, e il secondo viene quasi sempre dimenticato.

Upuaut, trascritto anche Wepwawet, porta un nome che si traduce letteralmente con "colui che apre le vie". Non è una metafora vaga: è una funzione precisa, ed è militare tanto quanto funeraria.

Le sue attribuzioni coprono tre ambiti:

  • Esploratore divino: precede le processioni reali e apre la via delle campagne militari, con la sua insegna portata in testa al corteo.
  • Guida dell'ascesa: apre al defunto il cammino che porta dalla tomba al cielo.
  • Protettore della regalità: presiede la festa Sed, il giubileo reale che rigenera simbolicamente il potere del faraone.

La sua città di culto è Asyut, nel Medio Egitto. Ed è lì che tutto si gioca per chi si interessa al lupo: i Greci, arrivando, chiamarono questa città Licopoli, dal greco lykos, il lupo. La città del lupo. Non scelsero quel nome a caso, chiamarono la città come l'animale del dio che vi si venerava. Sul sito sono state riportate alla luce oltre 600 stele votive del Nuovo Regno.

Dal punto di vista iconografico, i due dèi si distinguono a colpo d'occhio. Upuaut è raffigurato in piedi, ritto sulla sua insegna, in postura di marcia e di apertura. Anubi è raffigurato disteso, come sfinge canide che veglia sul suo scrigno. L'uno avanza, l'altro custodisce.

Con il tempo hanno finito per assimilarsi l'uno all'altro, al punto che alcune tradizioni tarde fanno di Upuaut un figlio di Anubi. Anubi, dal canto suo, regnava su Cinopoli (Hardai in egizio), la città del cane, capitale del XVII nomo dell'Alto Egitto.

Due città canidi vicine sullo stesso fiume, dunque. L'una consacrata al cane, l'altra al lupo. Il lupo aveva la sua capitale religiosa in Egitto, e quasi nessuno lo racconta.

I cinque epiteti di Anubi e ciò che rivelano dei suoi poteri

I suoi cinque epiteti principali lo designano di volta in volta come capo dei morti, signore delle necropoli, sentinella della falesia, officiante del rito e capo degli imbalsamatori.

Gli Egizi non definivano i propri dèi con schede anagrafiche, ma con epiteti, titoli affiancati al nome che ne dicono la funzione. Quelli di Anubi tracciano un ritratto molto preciso del suo territorio.

Epiteto egizioTraduzioneChe cosa ci insegna
Khenty imentyouColui che è a capo degli OccidentaliGli Occidentali indicano i morti: l'ovest è il paese del sole calante, quindi del trapasso. Anubi presiede il popolo dei defunti
Neb ta djeserSignore della terra sacraLa terra sacra è la necropoli stessa. È il padrone territoriale dei cimiteri
Tepy djouefColui che è sulla sua montagnaLa falesia che domina la valle, dove sono scavate le tombe. Veglia dall'alto, come una sentinella
Khenty seh netjerColui che presiede al padiglione divinoIl padiglione divino è la tenda rituale dove si prepara il corpo. Dirige la liturgia funeraria
Imy-outColui che presiede alla sala di imbalsamazioneIl titolo più tecnico: è capo degli imbalsamatori, patrono del gesto concreto della mummificazione

La sua genealogia, al contrario, è tutt'altro che stabile. A seconda delle tradizioni e delle epoche, suo padre è Osiride, oppure Ra, o perfino Seth. Sua madre è Nefti, o Iside, o la vacca Hesat, o Bastet. Questa instabilità non era una contraddizione per gli Egizi: un dio antico come Anubi ha attraversato troppi secoli e troppi culti locali per avere una sola famiglia.

Due figure restano costanti attorno a lui: la sua paredra Anupet (scritta anche Anput), forma femminile del suo stesso nome, e sua figlia Kebehut, dea dell'acqua lustrale che rinfresca e purifica i defunti.

La pesatura del cuore, quando Anubi custodisce la soglia dell'aldilà

Anubi imbalsama, risveglia i sensi del defunto, lo conduce attraverso il mondo sotterraneo e garantisce la correttezza della pesatura del cuore, ma non giudica mai.

Il ruolo di Anubi non si limita a sorvegliare le tombe. Accompagna il morto in ogni tappa del passaggio, secondo un ordine rituale molto codificato:

  • L'imbalsamazione: sotto il suo patrocinio, gli imbalsamatori estraggono i visceri, essiccano il corpo con il natron e lo avvolgono nelle bende. Il sacerdote officiante indossa una maschera di canide, diventa Anubi per la durata del rito.
  • L'apertura della bocca: cerimonia praticata sulla mummia eretta, che restituisce al defunto l'uso dei sensi, della parola e la capacità di nutrirsi nell'aldilà.
  • La conduzione dell'anima: Anubi prende il morto per mano e lo guida attraverso la Duat, il mondo sotterraneo, fino alla sala del giudizio.
  • La psicostasia: la pesatura del cuore davanti al tribunale di Osiride.

Quest'ultima scena è una delle immagini più riprodotte di tutto l'Egitto antico. Su un piatto della bilancia il cuore del defunto, sede della coscienza e della memoria delle azioni compiute. Sull'altro la piuma di Maat, simbolo della verità e dell'ordine giusto. Thot, dio ibis degli scribi, mette a verbale il verdetto. E sotto la bilancia aspetta Ammit, la divoratrice dal corpo composito, pronta a inghiottire il cuore troppo carico di colpe, il che significa la seconda morte, l'annientamento definitivo.

Il ruolo esatto di Anubi in questa scena merita una precisazione che molti riassunti eludono: non è il giudice. Il giudice è Osiride. Anubi è colui che regola il giogo della bilancia e garantisce la correttezza della pesatura. È l'arbitro del passaggio, il garante tecnico della soglia.

È esattamente la definizione di uno psicopompo: non un dio che condanna, ma un dio che conduce. E l'Egitto è ben lontano dall'avere il monopolio di questa funzione.

Dal lupo dorato d'Egitto a Fenrir, il canide guardiano nelle mitologie

Il canide che custodisce la soglia dei morti non è un'invenzione egizia: è un archetipo che si ritrova in Scandinavia con Garm e Fenrir, e in Grecia con Cerbero.

Metta le mitologie una accanto all'altra e un motivo salta agli occhi: ovunque è un canide a custodire la porta dei morti.

  • In Egitto, Anubi conduce le anime nella Duat, e Upuaut apre loro il cammino.
  • Nel corpus nordico, Garm è il cane lupo incatenato davanti alla grotta di Gnipahellir, che custodisce l'ingresso del regno di Hel e ululerà al Ragnarök.
  • Sempre al nord, Fenrir, il lupo cosmico, viene legato dagli dèi proprio perché incarna il limite che nulla deve varcare prima del tempo.
  • In Grecia, Cerbero veglia sullo Stige, cane a tre teste che lascia entrare e mai uscire.

Non è una coincidenza da bestiario. Il canide occupa un posto unico nell'esperienza umana: è l'animale del margine. Si aggira al confine fra accampamento e deserto, fra villaggio e foresta, fra fuoco e oscurità. È abbastanza vicino a noi da risultare familiare, abbastanza selvatico da restare inquietante. Nessun altro animale regge altrettanto bene questa posizione intermedia.

Un popolo che cerca di rappresentarsi il confine fra i vivi e i morti sceglie naturalmente l'animale che vive già su tutti gli altri confini. Il lupo e lo sciacallo non custodiscono la soglia perché fanno paura. La custodiscono perché sono già creature della soglia.

Questa lettura chiarisce anche la fascinazione contemporanea per il lupo come animale totem: ciò che vi si cerca è quella capacità di tenere il margine senza cadere né da una parte né dall'altra. Per approfondire questo motivo sul versante nordico, il nostro articolo sugli dèi vichinghi dettaglia il posto di Fenrir e dei lupi di Odino nel pantheon scandinavo. E se il simbolo la accompagna già, i nostri tatuaggi lupo permettono di portarlo senza impegno definitivo.

Portare ogni giorno il simbolo del guardiano canide

Un simbolo canide vale solo per l'intenzione che lei vi mette: il supporto si sceglie dopo, in funzione di quell'intenzione.

Un simbolo vale solo per l'intenzione che vi si mette. Prima di scegliere un pezzo, qualche riferimento concreto:

  • Definire prima la sua intenzione: protezione, guida, memoria di una persona cara scomparsa, o semplicemente un legame dichiarato con la natura selvaggia. La scelta dell'oggetto ne discende, mai il contrario.
  • Preferire un ciondolo portato vicino al cuore se l'intenzione è protettiva. I nostri ciondoli lupo riprendono questa logica del simbolo tenuto contro di sé.
  • Scegliere piuttosto un anello se l'intenzione è l'affermazione: si vede, si mostra, impegna. Guardi gli anelli lupo.
  • Verificare la leggibilità del motivo a distanza di braccio. Un profilo essenziale invecchia sempre meglio di un motivo carico di dettagli che si confondono appena ci si allontana.
  • Evitare le finiture troppo lucide, che spezzano lo spirito minerale e notturno del motivo. Il nero opaco e l'argento anticato restano fedeli alla simbologia della soglia. La collezione gioielli lupo copre entrambi i registri.
  • Provare il motivo prima di impegnarsi con un pezzo definitivo: un motivo temporaneo portato qualche giorno le dirà subito se le somiglia davvero.

FAQ Anpu Anubi, 6 domande frequenti

Le sei domande qui sotto raccolgono i dubbi più frequenti su Anpu Anubi, la sua famiglia, i suoi poteri e la pronuncia del suo nome.

Chi è la sposa di Anubi?

La sua paredra è Anupet, trascritta anche Anput, il cui nome è semplicemente la forma femminile di Inpu. Alcune tradizioni gli attribuiscono piuttosto la dea vacca Hesat. Dalla sua unione con Anupet nasce Kebehut, dea dell'acqua lustrale, incaricata di rinfrescare e purificare i defunti.

Anubi e Anput sono fratello e sorella?

No. Anput è la sua paredra, cioè la sua controparte divina femminile, non sua sorella. La confusione nasce dalla quasi identità dei due nomi, Inpu e Anupet, che sono la stessa radice al maschile e al femminile. Il procedimento è comune nel pantheon egizio.

Qual è il potere di Anubi?

Regna sull'intero ambito funerario: patrocinio della mummificazione, rito dell'apertura della bocca, conduzione delle anime attraverso la Duat, custodia delle necropoli e regolazione della bilancia durante la pesatura del cuore. Non giudica i morti, garantisce la correttezza del loro passaggio.

Come si pronuncia Anpu?

Il nome si pronuncia all'incirca "an-pu", con la u italiana. La restituzione dotta del nome egizio dà piuttosto Inpu. Poiché le vocali non sono annotate nella scrittura geroglifica, ogni pronuncia resta una ricostruzione moderna.

Anubi è un dio del male?

Assolutamente no, ed è un fraintendimento frequente dovuto al suo aspetto e alla cultura popolare. Anubi non è né demone né carnefice. È un guardiano benevolo e una guida, garante della dignità del morto e della correttezza del giudizio. La figura temuta del tribunale è Ammit, non lui.

Fino a quando è stato venerato Anubi?

Il suo culto è attestato per una durata eccezionale, dal XXXII secolo avanti la nostra era fino al IV e al VI secolo della nostra era. Vale a dire quasi tremilacinquecento anni di continuità, il che ne fa una delle devozioni più durature di tutta la storia delle religioni.


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